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COVID-19 e impianti di condizionamento

Un importante ruolo nella trasmissione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro è rivestito dalla qualità dell’aria indoor e dal microclima che il daore di lavoro è in grado di garantire negli ambienti presso i quali operano i lavoratori. Infatti un’adeguata ventilazione ed un frequente ricambio d’aria premettono, non solo di garantire una condizione di comfort climatico, ma sono fondamentali nel determinare un ambiente salubre e nel ridurre la presenza e la diffusione degli agenti biologici.
In questo articolo illustreremo gli strumenti necessari all’identificazione del rischio di contagio connesso alle dotazioni impiantistiche di ventilazione/climatizzazione e le misure di prevenzione e protezione da adottare per limitare il rischio stesso sulla base delle indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità rivolte alle strutture non sanitarie.

Il primo step del processo di valutazione del rischio di trasmissione del virus SARS-CoV-2 e quindi di contagio consite come per tutti i processi di valutazione del rischio in materia di sicurezza sul lavoro roma, nel individuare la tipologia di impianti ed apparecchiature installate all’internod el proprio luogo di lavoro.
Tra i sistemi più diffusi vi sono:

  • Unità di trattamento aria (UTA)
  • Ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil
  • Climatizzatori ad espansione diretta o del tipo a split

Oltre alla tipologia di impianto è necessario determinare in quali ambienti gli impianti siano stati installati soprattutto in relazione alla modalità con cui tali ambienti sono frequentati dai soggetti esposti:

  • Ambiente occupato da un singolo utente, in via esclusiva
  • Ambiente occupato da diversi utenti, seppure non contemporaneamente
  • Ambiente occupato da più utenti o da un singolo utente in via prevalente, con sporadici accessi di altri utenti

Inoltre con particolare riferimento alle UTA è necessario analizzare lo schema funzionale con particare riferimento a modalità di immissione, estrazione e ricircolo dell’aria nei diversi ambienti.

Una volta individuato il sistema di ventilazione e/o di climatizzazione e le modalità di funzionamento dello stesso si procede alla determinazione della probabilità di contagio stimabile a partire dai criteri epidemiologici correlati allo stato di diffusività tra la popolazione del virus (Rt) in una data Regione e dalla tipologia di occupanti in riferimento al DM Salute 30/04/2020 distinguendo inoltre tra

  • Occupanti abituali: persone che utilizzano l’ambiente in modo continuativo per diversi giorni consecutivi
  • Occupanti occasionali: persone che utilizzano l’ambiente in modo saltuario o che non hanno utilizzato l’ambiente il giorno precedente.

Una volta individuati tali fattori è possibile determinare il livello di rischio (Rischio Basso o Molto basso, Rischio Moderato, Rischio Alto o Molto alto) associato alla tipologia ed alla configurazione del sistema di ventilazione/condizionamento tramite una matrice (rapporto COVID-19 n.33 – tabella 9) che mette in correlazione modalità di utilizzo e probabilità di presenza di un soggetto positivo al SARS-CoV-2.

Successivamente la possibilità di mettere in esercizio ordinario l’impianto, la necessita di limitazioni allo stesso o la necessità di disattivarlo possono essere determinate da una seconda matrice che lega la tipologia di impianto al livello di rischio precedentemente stimato (rapporto COVID-19 n.33 – tabella 10).

Le raccomandazioni operative da applicare in relazione al livello di rischio dell’ambiente individuate dall’Istituto Superiore di Sanità sono le seguenti:

  • Esercizio ordinario
  • Esercizio a velocità (portata) ridotta che garantisca una velocità in ambiente inferiore a 2 m/s
  • Esercizio a velocità (portata) ridotta che garantisca una velocità in ambiente inferiore a 1 m/s
  • Esclusione di eventuale ricircolo
  • Esclusione dell’aspirazione dagli ambienti comuni
  • Disattivazione dell’impianto

Il metodo di valutazione proposto risulta sicuramente applicabile autonomamente dal Datore di Lavoro che tuttavia dovrà rivolgersi ad una società di consulenza sicurezza sul lavoro roma che permetta la corretta misurazione della velocità dell’aria nell’ambiente.

In ultimo si segnala, in conformità a quanto stabilito da un altro documento prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità (rapporto COVID-19 n.5) la necessità di procedere alla pulizia dei filtri dell’impianto con una frequenza mensile.

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