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Raffaele Esposito e la Regina Margherita la storia della pizza napoletana

E’ l’estate del 1889 ed il Re Umberto Primo (conosciuto meglio col nome di: “Re Buono”), figlio di Vittorio Emanuele II (primissimo Re d’Italia), si trova tranquillamente nella reggia di Capo di Monte, sua moglie, la Regina (di origine torinese) Margherita è molto incuriosita dalla tanto così nominata e ben apprezzata pizza napoletana, piatto che ancora era completamente sconosciuto al Nord Italia.

La Regina Margherita, anche per avvicinarsi culturalmente al popolo napoletano, convoca il pizzaiolo Don Raffaele Esposito direttamente a Corte Reale, egli accetta di buon grado e direttamente dalla sua pizzeria, la “Salita S.Anna”, la più famosa di Napoli, si reca a Corte dalla sua Regina.

La pizzeria “Salita S.Anna” nasce nel 1780, inizialmente era una trattoria che prese il nome di “Pietro e basta così…”, dopo circa un secolo subentra Maria Giovanna Brandi come titolare, già al tempo moglie del famigerato pizzaiolo Raffaele Esposito.

Oggi in Italia esistono più di 75.000 esercizi di ristorazione che si adoperano a sfornare la migliore pizza, tra le molteplici, vogliamo ricordarne alcune, come la pizzeria “Sorbillo” di Napoli, la pizzeria “La Gatta Mangiona” di Roma ed infine la “pizzeria ‘A Tarantella” di Milano (qui il sito: pizzeriaatarantella.it).

Ma torniamo alla nostra bella favola: al momento di dover confezionare la pizza per la Regina, il pizzaiolo andò direttamente a Palazzo con il suo calesse, l’impasto della sua pizza ancora crudo e venne seguito anche dalla sua amata moglie.

Una volta a destinazione, nei forni del palazzo reale preparò tre pizze, una condita esclusivamente di un formaggio tipico dell’epoca, la seconda condita con pesciolini (i famosi “cicinilli”, molto apprezzata tra i quartieri più poveri dell’epoca) e la terza, la più importante ed innovativa, quella che ideò direttamente attraverso i colori della bandiera italiana: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella (ancora non propriamente come quella che oggi conosciamo, ma costituita da un formaggio a pasta dura), ed infine il verde del profumatissimo basilico napoletano.

La regina se ne innamorò subito, la pizza è uno dei piatti più semplici ma al contempo più prelibati che esistono; al momento in cui la Regina chiese il nome di cotanta bontà, il suo creatore, con la tipica faccia tosta del buon napoletano, domandò direttamente alla Regina, se lei potesse accettare di buon grado di dare il proprio nome alla buonissima pizza: da questa particolare ed ormai tradizionale vicenda napoletana, nasce il nome della pizza Margherita.

Da questo momento in poi la storia e la cultura tradizionale di Napoli cambieranno di buon grado, la pizza margherita prende così piede sia nella parte della città periferica che centrale, popolate prevalentemente dalle fasce sociali medio basse, sia nei quartieri aristocratici dell’alta borghesia.

Dagli inizi del 1900 la pizza margherita diventa così l’emblema Partenopeo per eccellenza, partendo dalle province napoletane si espanderà poi in tutte le città campane e da lì al resto dell’Italia, fino a giungere Oltreoceano in Paesi come Stati Uniti, Canada e nel resto d’Europa.

Con la sua diffusione tra i confini italiani, diverse regioni adottarono un tipo di esecuzione tecnica differente dalla tradizionale pizza napoletana; in regioni come la Sicilia o il Lazio (soprattutto a Roma) vennero adottate tecniche culinarie molto differenti e peculiari rispetto al tradizionale impasto made in Napoli.

Addirittura a Roma in alcuni negozi tipici e caratteristici la pizza prende il suo antico nome romano di “Pinza romana”, la quale si presenta agli occhi ed al palato in maniera differente dalla classica pizza rotonda, essa è infatti un poco più alta (forma data dall’impasto lievitato naturalmente con lievito madre) ed un poco più ovalizzata.

In Sicilia invece adottano un tipo di condimento differente, caratteristico è quello costituito da pomodoro fresco a cubetti e che solitamente non viene adagiato direttamente a contatto con l’impasto (come di consuetudine per la pizza), ma viene posto al di sopra dell’ingrediente di base dell’impasto che solitamente è costituito da formaggio o mozzarella.

Oggi la pizza è riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco!

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